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LE MAGNIFICHE ALPI GIULIE
«Negli anni Cinquanta qui ci sciava Zeno Colò e non c’erano questi moderni impianti di risalita, ma chi amava la montagna faceva di tutto pur di arrivare in quota quassù, nelle magnifiche Giulie», racconta Gianfranco Cerato, che gestisce il rifugio Lärche, da 107 anni sentinella del monte Lussari e del suo Santuario. Siamo nel cuore dell’Alto Friuli, in quel (1) preciso dove a nord l’Italia diventa Austria e a (2) diventa Slovenia e in un solo colpo d’occhio si abbracciano le cime di tre Stati. Un territorio non per niente definito «finestra sull’Europa». Centro nodale Tarvisio, dal quale si dipanano strade, piste e sentieri che si allargano nei dintorni. L’area sorprende. Primo: è una zona (3) attrezzata per le attività sportive con impianti di ultima generazione, tanto da ospitare le Universiadi 2003. Secondo: la natura è davvero incontaminata. La foresta di Tarvisio, riconosciuta (4) nazionale, si fa spazio per oltre 23 mila ettari. Un ambiente di selvaggia bellezza, con flora e fauna difficili da (5) nel resto dell’Italia. E poi c’è la gente: schietta, autenticamente montanina, non ancora «viziata» dal turismo, capace di tenerti davanti al (6) e a un buon bicchiere di vino per raccontarti piccole o grandi storie. Intorno, tutto ciò che un tradizionale soggiorno in (7) può offrire: sci a volontà, passeggiate, sleddog, trekking e arrampicate. Una vacanza a dimensione familiare, che (8) il cliché cittadino del «vedo gente-faccio cose» comune ad altre piste di neve più glamour, senza lo stress di lunghe file agli impianti di risalita, ma con piste da campioni. Qui la settimana (9) è all’insegna dell’andamento lento, tra assaggi di frìco, gulasch, chiacchiere rilassate e (10) artistico - culturali. Per esempio, alla fortezza di Tarvisio del XIII secolo oppure in giro per (11) , come quello etnografico nel bel Palazzo Veneziano di Malborghetto, dove osservando i (12) geologici e paleontologici ci si può fare un’idea più precisa della storia di quest’area. «Qui una volta si arrivava con il (13) , oggi c’è una cabinovia superaccessoriata», continua Cerato, oste e ospite colto, attento alle tradizioni e lungimirante rispetto allo sviluppo turistico di questo piccolo borgo, nato sulla fama del Santuario dei tre popoli, che dal 1360 è (14) di culto religioso di genti latine, slave e tedesche. «Nell’antichità un pastore, che (15) le sue pecore smarrite, trovò quassù una statuetta di legno raffigurante la Vergine. La prese e la portò a Caporosso. Il giorno (16) , però, la statuetta fu trovata circondata da un gregge di pecore proprio nello stesso punto dove il pastore l’aveva raccolta. Lì fu (17) una cappella», spiega Gianfranco, mentre la moglie Adele porta in tavola fumanti cjalsòns, agnolotti fatti con patate ed erbe di montagna.
(“Gente Viaggi”, gennaio 2003)